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“Con sommo segreto mi è stato confidato, che il Principe di San Severo abbia composta una certa materia simile al sangue di San Gennaro, e che secondo l’intemperie dell’aria comparisce di fare gli stessi effetti”: così il nunzio apostolico Lucio Gualtieri scriveva in una lettera del 18 maggio 1751. Già offuscata dalla recente pubblicazione della Lettera Apologetica e dall’affiliazione alla Massoneria, la fama di Raimondo di Sangro fu definitivamente compromessa presso la Chiesa a causa di questo esperimento, che sembrava mettere implicitamente in dubbio il miracolo della liquefazione del sangue del patrono di Napoli.
In realtà, il principe, quale infaticabile sperimentatore, intendeva verificare – come ben comprese il contemporaneo de Lalande – “una pura ipotesi di fisica”, ossia che una sostanza potesse in determinate circostanze sciogliersi e nuovamente coagularsi; ciò, però, non implica che egli ritenesse che, all’interno delle vere ampolle del sangue di San Gennaro, il fenomeno dello scioglimento si svolgesse per le medesime cause e secondo le medesime modalità di quello da lui riprodotto in laboratorio. Ad ogni modo, il sistema ideato dal principe era molto più complesso della stringata relazione che ne fece il nunzio apostolico.
Annota de Lalande: “Ha fatto costruire un ostensorio o teca simile a quella di San Gennaro, con due ampolle della stessa forma, piene di un amalgama di oro e mercurio misto a cinabro, dello stesso colore del sangue coagulato. Per rendere fluido questo amalgama c’è nel cavo della bordatura […] un serbatoio di mercurio fluido con una valvola che, quando la teca viene capovolta, si apre per lasciare entrare mercurio nell’ampolla. A questo punto l’amalgama diventa liquido e imita la liquefazione; ma questa è una pura ipotesi di fisica, adatta a spiegare un effetto. È proprio di un grande fisico voler tutto spiegare e tutto imitare”.
Un altro viaggiatore settecentesco descrive la composizione della sostanza e l’esperimento ancor più nei dettagli, spiegando anche come la liquefazione non si verificasse meccanicamente a ogni capovolgimento dell’ampolla, e potesse essere anche solo parziale, proprio come avveniva per il sangue di San Gennaro. E, commentando l’ingegnoso sistema messo a punto dal principe, conclude: “Tutto quello che posso attestare è che esso funzionava perfettamente”. |
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