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Era ancora studente presso il Collegio Romano dei Gesuiti quando, nel 1729, Raimondo di Sangro fece il suo sbalorditivo esordio da inventore. Dovendosi costruire, nel cortile del Collegio, un palco che scomparisse dopo una rappresentazione teatrale per dar luogo alle evoluzioni della cavalleria, ed essendosi esaminati i disegni presentati dai migliori ingegneri di Roma, venne scelto il progetto del giovane principe, che prevedeva il sollevamento e la chiusura a libro del palco in breve tempo.
Il congegno – ricorda lo stesso di Sangro – era costituito “di argani, e di ruote dagli spettatori non vedute”; così, “con l’aiuto di poche corde”, il palco si ritirò “in pochi istanti” appoggiandosi alla facciata del cortile, che rimase completamente sgombro. Fu nientemeno che Nicola Michetti, già famoso ingegnere dello zar Pietro il Grande, a preferire il meccanismo ideato dal principe rispetto a tutti gli altri.
Secondo una breve biografia dei primi del XIX sec., di Sangro avrebbe in seguito raccontato agli amici intimi e alla figlia Carlotta che il disegno del palco gli “era stato proposto in sogno da un venerando vecchio annunziatosi ad esso per Archimede”: reale o meno che fosse l’apparizione onirica, è plausibile che il principe desiderasse indicare nel geniale scienziato siracusano il suo modello, quasi l’ideale iniziatore alla sua lunga e poliedrica attività di sperimentatore. |
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