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Nel ’700, la Cappella Sansevero era collegata al palazzo del principe da un passaggio aereo, su cui si ergeva un tempietto ospitante un grande orologio a carillon. Esso non fu l’unico a essere progettato dal di Sangro: un altro orologio, forse ancor più spettacolare e baroccheggiante, era destinato ad abbellire il cortile del suo palazzo, ma non vi sono prove che sia mai stato ultimato.
Del primo sofisticato marchingegno dà testimonianza la settecentesca Breve nota di quel che si vede in casa del Principe di Sansevero: in un locale adiacente al ponte di comunicazione tra la dimora dei di Sangro e il mausoleo gentilizio era la “macchina dell’oriuolo” che, azionata da un musicista, faceva suonare alle campane del carillon “qualunque aria” si desiderasse. La musica eseguita dalle campane, disposte all’interno di un sacello rotondo octastilo, era udibile fino ad alcune miglia di distanza. Il “cariglione” del principe di Sansevero era allora l’unico di tal genere in Italia.
È lo stesso di Sangro a descrivere il secondo orologio. Oltre a segnare giorni del mese e della settimana, ore e minuti, esso mostrava “le differenti fasi della luna”, la quale di notte appariva “luminosa e chiara, ed alla vera del tutto simile”, a seconda che fosse piena, crescente o calante. A mezzogiorno l’orologio lasciava uscire da quattro varchi figure allegoriche che, avanzando in linea retta a passi di danza e portandosi strumenti alla bocca, eseguivano “una ben accordata marcia”. In luogo del pendolo, infine, vi era la testa di un dragone, le cui zampe suonavano le ore e i quarti percuotendo le campane dell’orologio. |
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