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Raimondo di Sangro | Sperimentazioni
 
 
Raimondo di Sangro
 
 
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Dopo aver dotato il proprio palazzo – come racconta Origlia nell’Istoria dello Studio di Napoli (1753-54) – di “una fornace a foggia di quella de’ vetrai” e di “un lavoratorio chimico con ogni sorta di fornelli”, il principe di Sansevero si dedicò giorno e notte ai più diversi esperimenti. Alcuni di essi mirarono alla produzione di pietre preziose artificiali e a una speciale colorazione del vetro.

Contraffece vari tipi di “pietre dure, come il diaspro verde sanguigno, l’agata di più maniere, il lapislazuli […] egli ebbe il piacere di contraffare pur delle pietre preziose di ogni sorta”: esse avevano caratteristiche identiche alle pietre vere, dalle quali non potevano “per niun verso distinguersi”. Non solo: in quella guida alle meraviglie di Palazzo Sansevero che è la Breve nota (1767), si riferisce di “alcune gioie, le quali per natura sono pallide e scariche di colore”, che il principe avrebbe trattato in modo da esaltarne la tinta al massimo grado (le ametiste divennero così “del più alto e bel colore, che mai possa desiderarsi nelle ametiste”). Infine, nel 1767, di Sangro fece “un’altra curiosa scoperta”, riuscendo a “togliere al vero lapislazuli il suo colore azzurro, cambiandolo nel colore bianco”.

Altrettanto incredibile dovette apparire la sua abilità nel penetrare il vetro con qualsiasi colore. Lo scienziato francese de Lalande, che vide i risultati di queste sperimentazioni, così scriveva nel suo diario di viaggio: “L’arte di colorare il vetro sembrava un segreto ormai perso; il principe di Sansevero vi si è esercitato con successo; vi sono presso di lui dei pezzetti di vetro bianco, in cui si vedevano differenti colori che erano chiari e trasparenti come se il vetro fosse uscito dalla fornace con quegli stessi colori”. Il procedimento parve al de Lalande semplicemente “perfetto”.

 
 
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