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Gli interessi del principe di Sansevero si rivolsero anche alla scienza medica. Nei laboratori sotterranei del suo palazzo, egli mise a punto alcuni farmaci che operarono diverse guarigioni, che a tutti parvero dei veri e propri “portenti”. Della sua capacità di “richiamare a vita novella i già vicini a trapassare, che volgarmente dicesi risuscitare i defunti”, si parla nella Lettera Apologetica.
Nel 1747 egli salvò Luigi Sanseverino, principe di Bisignano, da una morte che “a’ più valenti Professori” pareva inevitabile: “imprese per tanto l’Autore co’ suoi segreti l’opera, che già disperata, non che difficile dicevasi, e nel corso di poche settimane non solamente vinse e domò la ferocia del male, ma sano perfettamente il rendé, liberandolo sin da qualche incomodo, che per l’innanzi abitualmente sofferto avea”. Lo stesso “portentoso avvenimento” si ripeté circa tre anni dopo nella persona di Filippo Garlini, residente a Roma, cui il principe regolò la cura per lettera. Di tale strepitosa guarigione anche “i più chiari Professori dell’arte medica” diedero all’epoca “chiara testimonianza”.
Come di molte altre invenzioni del di Sangro, anche dei rimedi medici da lui realizzati non è dato conoscere la formula. Le guarigioni gli procurarono però una “strepitosa fama” di taumaturgo, tanto che perfino il ministro Bernardo Tanucci – che pur non aveva il principe nelle sue grazie – dové raccontare in una lettera del 1752 che il duca di Miranda, ammalatosi di una “febbre maligna” e “adirato co’ medici” che non riuscivano a curarlo, chiamò Raimondo di Sangro, “celebrato per [aver] risuscitato Bisignano”. |
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