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Quale “celebre indagatore dei più reconditi misteri della Natura”, Raimondo di Sangro conseguì e realizzò un numero imprecisato di scoperte e invenzioni. Alcune di esse furono presentate – ora più, ora meno compiutamente – alla comunità scientifica dell’epoca, altre furono donate al sovrano o mostrate ad alcuni prescelti interlocutori, altre ancora hanno trovato applicazione nella Cappella Sansevero, e si lasciano ancora ammirare (si pensi al mastice usato per il cornicione e i capitelli delle colonne, all’incredibile Pavimento labirintico a tarsie policrome, agli spettacolari colori della volta, alla particolare iscrizione in rilievo posta sulla Tomba di Raimondo di Sangro, alle Macchine anatomiche).
La sua concezione fondamentalmente esoterica del sapere ha fatto sì che quasi tutti i “segreti” delle sue invenzioni – come scrisse Giuseppe Maria Galanti nel 1792 – “o sono morti con lui, o giacciono ignoti in qualche angolo della sua casa”. Sono le fonti, letterarie e d’archivio, a ragguagliarci sulla sua poliedrica attività sperimentale: menzioneremo alcune delle sue realizzazioni non ancora citate o approfondite nei testi qui pubblicati.
Nel campo delle arti, egli inventò la cosiddetta “pittura oloidrica”, che aveva – spiega la Breve nota di quel che si vede in casa del Principe di Sansevero – “la vaghezza del colorito proprio della miniatura, ma […] la forza della dipintura ad olio”. Tale tecnica poteva essere usata su qualsiasi materiale, contrariamente alla normale miniatura, che poteva applicarsi solo su avorio, pergamena, carta o altri materiali deperibili. Sapeva colorare il marmo in modo tale che i colori lo penetrassero “da banda a banda” e non rimanessero solo in superficie; realizzò alcuni marmi artificiali, che mostrava nel suo palazzo; qui, inoltre, erano esposti due quadri composti con “lane di varj colori”, che creavano particolari effetti ottici ed erano caratterizzati da mezzetinte così sfumate da fare “invidia ad ogni altro quadro dipinto con colore ad olio”.
Varie furono le sperimentazioni nella manifattura, nella chimica, nella meccanica e in altri ambiti di ricerca. Produsse una porcellana più pregiata del comune e lavorata diversamente, la cui formula fu richiesta da Ferdinando IV a Vincenzo di Sangro, figlio di Raimondo, poco dopo la morte di quest’ultimo. Già nel 1748 aveva realizzato due tipi diversi di panni completamente impermeabili: una redingote cucita con una di queste stoffe fu da lui regalata a Carlo di Borbone, che la utilizzava durante le battute di caccia invernali. L’anno successivo, poi, “ridusse all’ultima perfezione il drappo di seta dipinto, che dagli Oltramontani dicesi Pekin”. Costruì una mensa automatica, che serviva ai commensali qualsiasi vivanda senza bisogno di camerieri.
E ancora: inventò “una carta propria pe’ cartocci dell’artiglieria, la quale non si accende, né vi restano faville, ma diventa immediatamente carbone”; realizzò legna e carbone che non producevano cenere con la combustione; ricavò del sangue artificiale dal trattamento di cibi masticati e letame; desalinizzò l’acqua di mare. Così concludeva la Breve nota: “Moltissime altre belle scoperte ha fatto il Principe, alcune delle quali sembrano fuori dell’ordine della Natura”. |
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