Zelo della religione

Fortunato Onelli, Francesco Celebrano et al., 1767.

Dedicato a Ippolita del Carretto e Adriana Carafa della Spina, mogli del fondatore della Cappella Giovan Francesco di Sangro, lo Zelo della religione, il cui principale autore fu Fortunato Onelli, è apparentemente l’opera più “ortodossa” del tempio disangriano.

La fervente devozione delle due donne è esaltata da questo complesso gruppo scultoreo, in cui spicca la figura di un vegliardo che porta in una mano la luce della Verità e nell’altra una sferza per punire il sacrilegio, mentre con il piede calpesta un libro da cui fuoriescono le serpi dell’eresia. Un putto con una fiaccola completa l’opera di distruzione dei testi eretici, altri due puttini sorreggono il medaglione con i profili della due ave.

Lo Zelo, gruppo di elevata compostezza stilistica, è stato a lungo ascritto al Corradini e successivamente al Queirolo, ma alcune carte portate alla luce dall’Archivio Storico del Banco di Napoli ne attribuiscono la paternità a Fortunato Onelli, artista napoletano collaboratore del Celebrano, che partecipò a sua volta almeno come supervisore. Un documento del settembre 1767, inoltre, attesta che per “corrigere l’errori” commessi da Onelli, “non men che per terminare l’opera promessa”, furono chiamati anche “altri professori esperti”. La lapide commemorativa apposta da Raimondo di Sangro reca la data del 1756.

Come altre Virtù, anche lo Zelo della religione tiene presenti i dettami iconologici di Cesare Ripa ma se ne discosta in molti particolari. Mancano nel modello, ad esempio, i libri e i serpenti, elementi gravidi di significati anche diversi rispetto al simbolismo devoto dello Zelo. Da notarsi, infine, che anche negli statuti massonici settecenteschi era formalmente prescritto il più sincero e inviolabile zelo per la religione”.