Dominio di se stessi

Francesco Celebrano, 1767.

È la memoria di Geronima Loffredo, nonna paterna di Raimondo di Sangro, a essere onorata da questo monumento funebre. Il Dominio di se stessi è uno dei depositi che il Queirolo ideò ma non fece in tempo a eseguire, a causa della rottura del suo rapporto con il principe di Sansevero: non a caso Francesco Celebrano firmò nel 1767 la statua solo come sculptor e non anche come inventor.

Simbolo della forza d’animo della defunta, “mai abbattuta dal destino ostile né troppo esaltata da quello propizio”, è un guerriero romano che tiene alla catena un leone ammansito, quasi ipnotizzato dallo sguardo dell’uomo: intelletto e volontà prevalgono così su istinto, energia selvaggia e vanità delle passioni.

L’esito prettamente artistico del lavoro non è di altissimo livello, tanto che Raimondo di Sangro nel suo testamento lo nominò tra le poche opere della Cappella che avrebbe voluto fossero rifatte da miglior scalpello. Il Celebrano mostra nel Dominio la sua tendenza al decorativismo, interpretando senza pathos il modello in creta del Queirolo. Completano il deposito due putti e un medaglione con il profilo di Geronima Loffredo. La lapide commemorativa è del 1759.

Il tema del controllo delle proprie passioni è un tema classico dei catechismi massonici settecenteschi nonché tappa imprescindibile di ogni percorso iniziatico. Nelle rappresentazioni alchemiche il leone è ora simbolo della materia originaria, ora – come leone “rosso” – della realizzazione della pietra filosofale.