Decoro

Antonio Corradini, 1751-52.

L’opera, dedicata alla prima e alla seconda moglie di Giovan Francesco di Sangro, terzo principe di Sansevero, rappresenta la qualità propria delle due donne: il Decoro. Lo storico Giangiuseppe Origlia la annovera tra le poche opere compiute dal Corradini prima della morte improvvisa, e le più importanti guide sette-ottocentesche concordano con questa attribuzione.

Tale Virtù è incarnata da un giovinetto semicoperto da una pelle di leone; al suo fianco, una testa dello stesso animale, poggiata su un tronco di colonna, simboleggia la vittoria dello spirito umano sulla natura ferina. La posa e il compiacimento della bella forma rimandano alla Pudicizia del Corradini, che qui raggiunge però un risultato meno felice.

La colonna reca incisa l’iscrizione “Sic floret decoro decus” (“Così la bellezza rifulge per decoro”). Il fanciullo calza al piede destro un coturno e al sinistro un semplice zoccolo, denotanti sia la sua duplice relazione con il mondo celeste e quello sotterraneo sia – secondo alcuni interpreti – la sua natura androgina, nonché il contegno che deve tenere ogni uomo secondo la propria posizione sociale.

Origlia riferisce che il basamento della statua era arricchito di un bassorilievo, avente per soggetto l’episodio biblico di Susanna tentata dai Vecchioni. Per motivi ignoti, tale bassorilievo fu sostituto nel 1755 dall’iscrizione che ancora oggi può vedersi apposta al pilastro.