Amor divino

Francesco Queirolo (?), seconda metà del XVIII sec.

Dedicato a Giovanna di Sangro dei marchesi di San Lucido, moglie del quinto principe di Sansevero Giovan Francesco di Sangro, l’Amor divino è tuttora di incerta attribuzione. Affinità stilistiche con altre realizzazioni del Queirolo inducono ad ascrivere a lui questa Virtù; è ipotizzabile, però, che la prima ideazione sia stata del Corradini.

Un giovane avvolto in un mantello guarda verso il cielo e tiene nella destra un cuore fiammeggiante: viene così esaltato l’amore per Dio della nobildonna, ricordato dall’iscrizione incisa sul basamento. La scultura si ricollega idealmente, e per certi tratti stilistici, al Decoro, mentre il cuore in fiamme rimanda alla Soavità del giogo coniugale, recante lo stesso simbolo.

La statua fu particolarmente elogiata dal noto storico dell’arte ottocentesco Leopoldo Cicognara, che la ritenne addirittura la più bella del mausoleo disangriano, probabilmente perché “per la sua semplicità – osserva Rosanna Cioffi – gli dové apparire la più ‘neoclassica’ della Cappella”. Pur in assenza di profonda ispirazione, l’artista infonde al soggetto una riuscita vivacità descrittiva.

Posto a destra (per chi entra) della “porta grande” del tempio gentilizio, il deposito appare un’ortodossa esaltazione dell’amore verso Dio, che fa ardere il cuore di passione mistica. I vari rinvii simbolici a processi alchemico-iniziatici presenti nella Cappella, tuttavia, inducono a ritenere che vi sia un riferimento al fuoco che l’alchimista riceve da Dio.