Storia, arte e letteratura

Intorno alla figura di Raimondo di Sangro principe di Sansevero nacque un vero e proprio mito già quando questi era in vita. Fu certamente lo stesso di Sangro ad alimentarlo, dando notizia nella Lettera Apologetica dei “producimenti del suo maraviglioso ingegno”, indirizzando lettere sulla scoperta di un “lume perpetuo” a valenti studiosi e aprendo le porte del suo palazzo ai viaggiatori europei. Ansioso di essere riconosciuto quale euretès dei più vari ritrovati delle tecniche e delle arti, ma contemporaneamente restio a rivelarne le formule o i segreti meccanismi, destò nei suoi contemporanei curiosità e ammirazione. Se a ciò si aggiungono la nobiltà dei natali, la fama della sua sterminata cultura, il suo ruolo di Gran Maestro della Massoneria e la proibizione della Lettera Apologetica da parte della Chiesa, si comprenderà come Raimondo di Sangro divenisse un simbolo, enigmatico ma potente, dei fermenti intellettuali e dei sogni di grandezza della sua generazione.

Nel 1752 i censori della Congregazione dell’Indice dei libri proibiti gli riconobbero “un ingegno singolare, meraviglioso, si direbbe prodigioso”. Due anni più tardi, Giangiuseppe Origlia concludeva la biografia di Sansevero definendolo “un di quei eroi, che la natura di tanto in tanto si compiace di produrre per far pompa di sua grandezza”. Antonio Genovesi lo ricorda come “uomo fatto a tutte le cose grandi e meravigliose”, descrizione assai simile a quella apposta sulla lapide sepolcrale del di Sangro (concepita nel 1759), secondo cui egli era “uomo meraviglioso predisposto a tutte le cose che osava intraprendere”, nonché “celebre indagatore dei più reconditi misteri della Natura”. Dopo aver conosciuto il principe, l’astronomo de Lalande scrisse nel suo diario di viaggio che egli “non era un accademico, ma un’accademia intera”.

Venti anni dopo la morte del di Sangro, Giuseppe Maria Galanti – discepolo del Genovesi – gli riservò un intero capitoletto della Breve descrizione di Napoli per celebrare “la grandezza del suo genio”, mentre il Saggio storico-critico sulla tipografia del Regno di Napoli (1793) di Lorenzo Giustiniani esaltava l’eccezionale qualità delle edizioni uscite dalla stamperia di Palazzo Sansevero. Al principio del secolo successivo, tra i Ritratti poetici di Carlantonio de Rosa di Villarosa apparve un sonetto dedicato a Raimondo di Sangro. Dopo un periodo di relativo oblio, sul finire del XIX sec. il mito del principe si ravvivò attraverso autori del calibro di Luigi Capuana, Salvatore Di Giacomo e Benedetto Croce, che consacrarono bellissime pagine al suo straordinario ingegno.

Le invenzioni, i temi trattati nei suoi libri, la ristampa clandestina di un’opera misteriosa come Il Conte di Gabalì e, soprattutto, la complessa e velata simbologia della Cappella Sansevero hanno poi assicurato a Raimondo di Sangro un posto d’onore nella storia dell’esoterismo: così, molti saggi novecenteschi sulla tradizione iniziatica citano il suo nome. Il fascino del personaggio è tale che, a partire dalla metà del ’900, si sono moltiplicate le ipotesi di interpretazione – talvolta azzardate – dell’iconografia del tempio disangriano così come del messaggio contenuto nelle sue opere o evocato dalle sue sperimentazioni. Parallelamente, il mondo accademico ha iniziato una rilettura documentata della sua attività, inserendola nel più ampio contesto del rigoglio culturale napoletano ed europeo del ’700: si ricordano al proposito gli importanti studi dello storico Vincenzo Ferrone e della storica dell’arte Rosanna Cioffi, e le recenti edizioni commentate e annotate delle opere disangriane, curate da Leen Spruit per la casa editrice alóς.

Negli ultimi decenni, il mito del principe di Sansevero si è diffuso anche attraverso i mass media, la letteratura e l’arte. Non si contano i documentari, realizzati da produzioni di tutto il mondo, che hanno illustrato l’itinerario alchemico-massonico della Cappella Sansevero e la personalità del suo mecenate. Quanto alle rielaborazioni artistico-letterarie, si ricorda che nel 1977 Feliciano de Cenzo ha composto un poemetto in napoletano dedicandolo a Raimondo di Sangro e al suo tempio, mentre nel 1988 è stata pubblicata una riuscita biografia romanzata del principe ad opera di Alessandro Coletti. A Sansevero sono stati ispirati anche un episodio del fumetto Martin Mystère e una collana di romanzi per ragazzi pubblicata dall’editore Colonnese. Lo scrittore americano Nathan Gelb ha fatto del principe di Sansevero il “detective” protagonista di una serie di romanzi noir pubblicati in Italia da Sperling & Kupfer (il primo dei quali stampato nel 2006). Lello Esposito, artista di fama internazionale, ha realizzato in una delle sue tele più sentite un ritratto del principe, mentre nel 2008 in memoria di Raimondo di Sangro è stato allestito uno spettacolo teatral-musicale dal gruppo di lavoro del Maestro Roberto De Simone.