Tomba di Raimondo di Sangro

Francesco Maria Russo, 1759.

A differenza degli altri monumenti sepolcrali, la Tomba di Raimondo di Sangro appare sobria, quasi severa. Disegnata dal Russo nel 1759, quando il settimo principe di Sansevero era ancora in vita, essa è costituita da due elementi essenziali: un complesso di emblemi scolpiti su un grande arco, di impostazione seicentesca, e una lapide con il lungo elogio del dedicatario. Tra questa e quello, è collocata la cornice marmorea con il Ritratto del principe.

I simboli voluti da Raimondo di Sangro per il mausoleo evocano le sue glorie terrene in ambito militare e scientifico-letterario. Una corazza e un cimiero sono circondati da insegne, bandiere, picche, alabarde e altre armi; si notano inoltre libri, pergamene, squadre e un mappamondo. Dall’estremità destra dell’arco, infine, pende la collana da cavaliere dell’Ordine di San Gennaro, onorificenza ricevuta nel 1740.

La parte più interessante e originale del monumento è la grande lastra marmorea con l’iscrizione. L’elogio funebre, infatti, non è inciso, ma in rilievo, e non reca traccia di scalpello: esso fu realizzato in questo modo grazie a un procedimento a base di solventi chimici ideato dal principe stesso. Le lettere “rilevate ad uso di cammeo” – come le definisce una fonte settecentesca – sono di colore bianco, e originariamente contrastavano con il fondo roseo della lastra, tinta che oggi risulta alquanto sbiadita. Un lievissimo intreccio di pampini e grappoli d’uva, anch’esso in rilievo, orna il perimetro della lapide: la finezza della decorazione rende evidente che non può essere stato impiegato alcun tipo di scalpello, poiché sarebbe stato impossibile “ridurre il marmo a tanta sottigliezza”. Di questa particolarità della Tomba parlano pressoché tutti i viaggiatori e le guide sin dal XVIII sec.

Altrettanto importante è il contenuto della dedica a Raimondo, composta formalmente dall’abate della Cappella Sansevero, ma senza dubbio dettata dal committente. Essa menziona la discendenza del suo casato dall’imperatore Carlo Magno, ricorda i titoli nobiliari, le onorificenze e le cariche di Raimondo, esalta la sua pubblicazione sulla disciplina della fanteria (elogiata da Federico II di Prussia). Ma, soprattutto, l’iscrizione magnifica il suo ruolo di ideatore del progetto iconografico della Cappella Sansevero, nonché le sue eccezionali doti di sperimentatore, definendolo “uomo straordinario predisposto a tutte le cose che osava intraprendere […] celebre indagatore dei più reconditi misteri della Natura”.