Progetto iconografico

L’aspetto attuale della Cappella Sansevero risponde a un progetto iconografico ben preciso, ideato dal principe Raimondo di Sangro e posto in essere dagli artisti che lavorarono sotto la sua supervisione. Dall’ingresso principale si accede all’unica navata, in fondo alla quale si apre l’abside con l’Altare maggiore. Le due pareti laterali presentano quattro archi a tutto sesto, ciascuno dei quali accoglie un monumento sepolcrale, fatta eccezione per il terzo arco alla sinistra dell’ingresso principale, che sormonta l’accesso laterale, e per il terzo arco sulla destra, che immette nel passetto ove è la Tomba di Raimondo di Sangro.

I mausolei ospitati nelle cappellette laterali sono intitolati agli avi illustri della famiglia di Sangro, mentre i gruppi scultorei addossati ai pilastri, che separano gli archi, sono dedicati alle donne passate e presenti del casato (salvo il Disinganno, eretto alla memoria di Antonio di Sangro, padre di Raimondo). Sono certamente queste ultime statue il fulcro dell’originale progetto iconografico del principe di Sansevero: esse rappresentano infatti diverse Virtù, tappe di un cammino iniziatico mirante alla conoscenza e al perfezionamento interiore. Non meno importante nel contesto simbolico complessivo è poi il pavimento con il motivo a labirinto, ideato dal principe e realizzato da Francesco Celebrano: segno antichissimo, il labirinto rappresenta la difficoltà del percorso sapienziale.

Quanto al Cristo velato, capolavoro dell’arte mondiale, esso – nelle intenzioni del principe – doveva essere collocato nell’ambiente ipogeico da lui progettato, quella Cavea sotterranea destinata a ospitare anche i futuri sepolcri dei Sansevero, ma che non fu mai portata a termine così come l’aveva immaginata il geniale mecenate (l’aspetto attuale della Cavea è dovuto a interventi successivi alla sua morte). Il Cristo di Giuseppe Sanmartino avrebbe dovuto essere rischiarato dalla fiamma di un lume perpetuo, invenzione del principe di Sansevero anch’essa pregna di rimandi esoterici.

Il ricco simbolismo presente nelle opere della Cappella Sansevero, che per la sua complessità non si presta comunque a un’interpretazione chiara e univoca, non esaurisce il significato del progetto disangriano: oltre che tempio di virtù e dimora filosofale, la Cappella Sansevero è anche e soprattutto un monumento ideato per esaltare il rango del casato e rendere immortali le glorie dei suoi membri. Non va dimenticato, inoltre, che nel commissionare i lavori agli artisti Raimondo di Sangro tenne presente la lunga tradizione teorica, plastica e figurativa che lo aveva preceduto: per fare l’esempio più evidente, quasi tutte le allegorie delle Virtù prendono a modello i dettami iconografici dell’Iconologia di Cesare Ripa (1593), opera di cui – non a caso – lo stesso di Sangro finanziò una monumentale riedizione in cinque volumi. Tuttavia, le Virtù di Sansevero non recepiscono mai il modello passivamente, ma lo arricchiscono, lo modificano e se ne discostano per particolari più o meno evidenti, ma sempre significativi.

La creativa interazione tra Raimondo di Sangro e i suoi artisti ha reso la Cappella Sansevero un luogo inimitabile di arte, magnificenza e suggestione, alla cui realizzazione il principe dedicò gran parte della sua vita e dei suoi averi. A riprova della cura con cui egli elaborò ogni dettaglio del suo affascinante progetto, si ricorda che nel suo testamento raccomandò agli eredi di non modificare nulla dell’assetto e dell’apparato simbolico da lui concepiti. È per questo che si può senz’altro affermare che la Cappella Sansevero costituisce, più di ogni sua altra opera letteraria o invenzione, il messaggio lasciato da Raimondo di Sangro alla posterità.