Pavimento Labirintico

Francesco Celebrano, dalla metà degli anni '60 del XVIII sec. al 1771 ca.

Intorno alla metà degli anni ’60, Francesco Celebrano fu incaricato di eseguire un pavimento di marmoree tarsie policrome, all’interno delle quali risultasse incastrata una linea di marmo bianco, continua e senza giunture, prodigiosa invenzione del geniale Raimondo di Sangro. L’esecuzione – come afferma lo stesso principe nel testamento – fu “difficile e intralciata”, tanto da non essere verisimilmente terminata alla data della sua morte; è certo, però, che il pavimento labirintico fu compiuto nella sua quasi totalità, come si deduce dai tanti resti conservati nel deposito del Museo, nonché da una litografia ottocentesca che riporta – seppure semplificandolo – il motivo a labirinto.

La pavimentazione voluta da Raimondo di Sangro per il suo tempio gentilizio era quindi molto diversa da quella che si vede attualmente. Un grave crollo, che nel 1889 coinvolse sia la dimora magnatizia che il mausoleo dei Sansevero, dovette danneggiare a tal punto il pavimento originale da scoraggiare i restauratori di allora dall’intraprenderne il complicato restauro; così, la Cappella fu ripavimentata in cotto napoletano, smaltato in giallo e azzurro in corrispondenza dello stemma dei di Sangro.

Alcune lastre del pavimento settecentesco sono oggi visibili nel passetto antistante la tomba di Raimondo di Sangro, altre sono esposte nella Cavea sotterranea e in Sagrestia. Il disegno prevede l’alternarsi di croci gammate (o svastiche), formate appunto dalla linea continua di marmo bianco, con quadrati concentrici collocati in prospettiva. Le tarsie policrome presentano diverse sfumature, dal blu al bianco, dando così profondità alla composizione. Lungo il perimetro della navata correva poi una fascia più scura, anch’essa decorata da una linea intricata.

La scelta della pavimentazione labirintica si inquadra perfettamente nell’itinerario allegorico progettato dal principe per il tempio gentilizio. Il motivo a labirinto, di antichissima tradizione classica e ricco di rinvii alla sapienza ermetica, rappresenta la difficoltà dell’itinerario che deve compiere l’iniziato per approdare alla conoscenza. Risalente ai grandi miti astrali dell’Antico Mondo, la croce gammata simboleggiava secondo i più il movimento cosmico; i quadrati concentrici, alternati alle svastiche, alluderebbero al tetragono degli elementi. I labirinti, presenti in molte cattedrali gotiche e più in generale nelle cosiddette “dimore filosofali”, sono l’immagine alchemica della Grande Opera.