Ritratto di Vincenzo di Sangro

Carlo Amalfi, anni ’70 del XVIII sec. (?).

Posto sulla “porta piccola” del tempio, il Ritratto di Vincenzo di Sangro è stato a lungo ritenuto un’immagine del principe Raimondo. Fonti e documenti non lasciano dubbi sul fatto che il dipinto, eseguito dal sorrentino Carlo Amalfi, ritragga invece il figlio primogenito di Raimondo, nato nel 1743. Se l’urna e l’apparato decorativo in cui è inserito il quadro furono realizzati prima del 1766, più incerta è la data d’esecuzione del ritratto, per il quale alcuni critici pensano alla metà degli anni ’70. Trafugato durante i lavori di restauro del 1990, il quadro è stato recuperato nel luglio del 1991 e ricollocato a suo luogo.

Con questo olio su rame l’Amalfi, che già aveva dipinto il Ritratto di Raimondo di Sangro, si dimostra abile ritrattista. Vincenzo è rappresentato di trequarti, in redingote e parrucca; il nastro rosso marezzato, che scende trasversalmente dall’omero destro al fianco sinistro, potrebbe essere quello da cavaliere dell’Ordine di San Gennaro (il che indurrebbe a datare il quadro posteriormente al 1776, anno in cui l’ottavo principe di Sansevero fu insignito del prestigioso ordine equestre). Alla sinistra di Vincenzo si notano alcuni libri su cui è adagiato un elmo, simboli che intendono chiaramente esaltare la cultura e la virtù guerriera del soggetto.

Il quadro poggia su una bara e sembra sorretto da tre putti, mentre altri due putti sollevano un enorme manto in stucco che fa da sfondo. Non è presente alcuna iscrizione commemorativa: ricordiamo che Vincenzo di Sangro sposò nel 1765 Gaetana Mirelli di Teora, fu gentiluomo di camera di Ferdinando IV dal 1772 e – come detto – cavaliere dell’Ordine di San Gennaro, intraprese una brillante carriera nelle Armi borboniche fino a divenire generale. Erede universale dei beni paterni, non portò a termine i lavori della Cappella rimasti incompiuti alla morte di Raimondo, probabilmente per ristrettezze economiche.

Sebbene già la Descrizione della Città di Napoli di Giuseppe Sigismondo (1789) identificasse correttamente nel soggetto ritratto il principe Vincenzo, ancora per tutto il XIX sec. i più pensarono si trattasse di Raimondo di Sangro. Per tale motivo dal dipinto sono state liberamente tratte alcune stampe raffiguranti il settimo principe di Sansevero.