Cavea Sotteranea

L’ambiente oggi denominato Cavea sotterranea ha un aspetto molto diverso da quello originariamente immaginato dal principe di Sansevero. Esso fu da lui concepito come tempietto sepolcrale destinato ai suoi discendenti, per metà al di sopra e per metà al di sotto del livello della navata principale della Cappella. Per motivi ignoti, però, il progetto non fu mai portato a termine, né da Raimondo di Sangro né dai suoi eredi.

In alcune lettere indirizzate all’accademico della Crusca Giovanni Giraldi e al fisico Jean-Antoine Nollet, il principe descrive il suo disegno nei particolari: il tempietto ovale (tale forma è tuttora conservata) “mostrerà di essere scavato in una roccia, e prenderà bastantissimo lume da una cupola, nella quale saranno aperte alcune finestre”. Esso avrebbe dovuto essere “diviso in otto arcate con altrettanti pilastri”, e gli archi avrebbero ospitato le casse di marmo per le ossa dei suoi discendenti.

Ma, soprattutto, al centro del tempietto ipogeico il principe avrebbe voluto collocare il Cristo velato di Sanmartino, illuminandolo con due lampade perpetue di sua invenzione poste ai piedi e alla testa della statua. Non è dato sapere con assoluta certezza se il Cristo sia mai stato in questo luogo, ma è altamente improbabile; una lastra di marmo posta al centro della Cavea, comunque, ricorda l’intenzione del di Sangro di porre qui il capolavoro dello scultore napoletano.

Questa grotta sepolcrale (il principe la definì “une éspèce de caveau”), rischiarata da fiamme perpetue e arricchita dalla bellezza del Cristo velato, doveva avere nel disegno complessivo della Cappella un ruolo simbolico tutt’altro che secondario per il suo ideatore. Attualmente, la Cavea ospita le teche con le due Macchine anatomiche e un ampio frammento della pavimentazione settecentesca.