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Monumento a Paolo di Sangro, quarto
principe di Sansevero
Berardo Landini e Giulio Mencaglia, 1642
 
 
Monumento a Cecco di Sangro
Monumento a Giovan Francesco di Sangro, quinto
Monumento a Giovan Francesco di Sangro, primo
Monumento a Giovan Francesco di Sangro, terzo
Monumento a Paolo di Sangro, secondo
Monumento a Paolo di Sangro, quarto
Monumento a Paolo di Sangro, sesto
Monumento ad Alessandro di Sangro, patriarca
Santa Rosalia
Sant'Oderisio
 
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Il deposito funebre dedicato al quarto principe di Sansevero, morto nel 1636, è unanimemente considerato il più suggestivo tra quelli seicenteschi presenti nella Cappella. Attribuito a lungo alla scuola fanzaghiana se non allo stesso Cosimo Fanzago, il Monumento a Paolo di Sangro è in realtà frutto della collaborazione di Berardo Landini e Giulio Mencaglia, come documentano alcune fonti d’archivio portate alla luce da Eduardo Nappi, che hanno così suffragato l’ipotesi precedentemente avanzata dalla critica Marina Causa Picone.

Notevoli sono i marmi policromi con intarsi in madreperla e l’armonioso gioco delle lesene che incorniciano l’agile e vigorosa figura di Paolo di Sangro, lontana da fatui manierismi. Tra i motivi decorativi si segnalano due maschere dalla forma quasi vegetale, poste ai lati del sarcofago, e due piccoli busti di leone associati a un teschio e a una clessidra, chiari simboli di caducità. L’iscrizione enumera le virtù e le imprese belliche del defunto, nonché le alte onorificenze di cui era stato insignito da Filippo IV, tra cui quella di cavaliere del Toson d’Oro. A conferma del pregio artistico del monumento, si ricorda che Pompeo Sarnelli ne pubblicò un’illustrazione – la prima nota di un’opera della Cappella – nella sua Guida di Napoli del 1685.

 
 
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