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Monumento a Giovan Francesco di Sangro, terzo principe di Sansevero
 
Antonio Corradini (?), 1752
 
   
 
Monumento a Cecco di Sangro
Monumento a Giovan Francesco di Sangro, quinto
Monumento a Giovan Francesco di Sangro, primo
Monumento a Giovan Francesco di Sangro, terzo
Monumento a Paolo di Sangro, secondo
Monumento a Paolo di Sangro, quarto
Monumento a Paolo di Sangro, sesto
Monumento ad Alessandro di Sangro, patriarca
Santa Rosalia
Sant'Oderisio
 
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La paternità di questo Monumento a Giovan Francesco di Sangro è tuttora incerta: Marina Causa Picone lo assegna al Celebrano, Rosanna Cioffi e Oderisio de Sangro concordano sul nome di Corradini, identificando l’opera in questione con la Mestizia corradiniana di cui parlò lo storico Giangiuseppe Origlia nel 1754. Il terzo principe di Sansevero morì quarantenne durante una spedizione in Africa nel 1627.

Al consueto motivo dell’angelo alato si affianca quello meno tradizionale della conchiglia che, fungendo da acquasantiera, sembra voler raccogliere le lacrime dell’angelo piangente. L’opera ha un andamento verticale, e la parte arborea ornamentale rimanda a quella presente nel bassorilievo dell’Altare maggiore. Nella lapide Raimondo di Sangro ricorda la carriera militare dell’avo, stroncata da una malattia insanabile. Una curiosità: Giovan Francesco morì in stato di scomunica, per cui le sue spoglie furono riesumate e traslate per ben due volte, la prima dalla chiesa maggiore di Castelnuovo e la seconda proprio dalla Cappella Sansevero, su istigazione dell’allora vescovo di Napoli, monsignor Boncompagni.

 
 
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